Seconda puntata
Il 28 novembre 1980 alla Casa del Popolo di Lugano ha luogo l’assemblea che costituisce la nuova Sezione anziani e pensionati. Oltre duecento persone ascoltano i saluti del presidente dell’OCST, avvocato Vittorio Torriani, la relazione del segretario cantonale Angelo Pellegrini ed eleggono il primo comitato; Pin Riva, che ha appena lasciato la presidenza del sindacato cristiano-sociale dei dipendenti dello Stato, diventa il presidente, con Italo Balzaretti come vice.
Pellegrini sottolinea i vari punti rivendicativi: i ritardi dell’entrata in vigore del secondo pilastro, i vari tentativi di risparmio negli investimenti sociali, la necessità del potenziamento dell’aiuto domiciliare, eccetera. Indica anche l’importanza di attività ricreative. Giusto infine il suo ringraziamento - che ripeterà sempre anche negli anni seguenti - ai presenti: questi anziani, dice, sono stati spesso i pionieri del movimento sindacale stesso (infatti, per esempio, il mese seguente Giovanni De Giorgi, primo collaboratore di don Del-Pietro e a lungo amministratore del sindacato, festeggia i 50 anni di lavoro nel sindacato e il suo pensionamento).
La sezione inizia a organizzarsi. Il congresso dell’OCST del maggio 1981 elabora un programma d’azione, nel quale vi è anche un cenno alla categoria degli anziani e alla necessità di una presa in carica dei loro problemi.
Una dimensione, umana e cristiana, molto sentita e valorizzata in quel periodo è quella della «solidarietà»; sono anche gli anni in cui Solidarnosc in Polonia combatte la sua lotta contro il totalitarismo comunista, con il grande aiuto da Roma dell’appena eletto papa Giovanni Paolo II.
Nell’assemblea generale del Sindacato degli anziani del settembre 1982, il segretario cantonale Meinrado Robbiani presenta gli statuti. Gli scopi della nuova sezione sono i seguenti: costituire un ambito d’incontro e di amicizia, offrire tutti i servizi dell’OCST, indirizzare rivendicazioni atte a promuovere la condizione degli anziani, lanciare iniziative che promuovono la presenza attiva e partecipe nella società e nel sindacato.
La struttura è data dall’assemblea e dal comitato cantonali. Gli aspetti concreti promossi sono a livello ricreativo, informativo, formativo, sindacale, di servizio, di solidarietà, di consulenze legali e assistenziali, di centri di vacanza e di cure. Considerando poi il grande potenziale numerico degli anziani proprio in quel periodo, si decide di sviluppare quella che diventerà una componente fondamentale della nuova organizzazione: si formano così le varie sezioni regionali nel Luganese e nel Bellinzonese nel 1982, nel Locarnese, nel Mendrisiotto e nelle Tre Valli l’anno seguente.
Ogni sezione costituisce un suo comitato, che di regola si riunisce una volta al mese, e decide tutta una serie di attività annuali. La ricchezza e il numero di queste iniziative è notevole e anche la partecipazione ai vari incontri e alle gite è quasi sempre molto grande.
Queste attività regionali si intrecciano poi con i momenti cantonali: l’assemblea annuale, il convegno e la gita/pellegrinaggio annuale, i soggiorni al mare o in montagna…
Intanto l’Associazione Anziani Pensionati e Invalidi (AAPI) - a metà degli anni Ottanta si comincia a chiamarla così - esplica anche una sua attività di informazione (sul Lavoro iniziano ad apparire saltuariamente suoi comunicati e articoli) e di approfondimento sulla condizione degli anziani. Sono così svolte interessanti inchieste sulle prestazioni delle case per anziani, sull’attività dell’aiuto domiciliare, sulla questione dell’alloggio, eccetera.
Iniziano anche delle prime e preziose attività di volontariato: visite a domicilio e a case di cura, organizzazione di trasporti per persone ammalate o anche di bambini. Nel 1992 appare un primo opuscolo, che ha molto successo: il «Vademecum dell’anziano».
(continua…)
Di Alberto Gandolla