Carissimi amici,
la Pasqua, avvenimento serio e straordinario, è ormai vicina... apriamo i nostri cuori... dilatiamo i nostri animi... ascoltiamo la sua voce...
Tempo di Pasqua, tempo della gioia.
La liturgia ci invita ad accrescerla, facendoci ripetere, tre volte al giorno, l'antifona mariana fra tutte la più festiva: "Regina del cielo, rallegrati, Alleluia! Alleluia!"
È il canto di gioia che sgorga irrefrenabile all'annuncio della Risurrezione. È il canto della Chiesa che invita Maria a partecipare alla sua esultanza e nello stesso tempo vuole esprimere a Lei la sua riconoscenza perché la gioia nuova del mondo è nata proprio nella sua casa, dal suo "Sì".
La gioia è una dimensione essenziale della vita cristiana, ma è anche uno dei pochissimi argomenti su cui tutti, credenti e non credenti, convergono: tutti desiderano essere felici.
S. Tommaso d'Aquino, addirittura, afferma che non si può non volere la felicità.
S. Giovanni Bosco, il Santo della gioia, amava ripetere: "La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio, dopo l'amore".
Tutti la cercano, molti si illudono dove stia di casa, ma solo pochi veramente la trovano: i più si lasciano andare delusi. Quante vite, purtroppo, si chiudono col pessimismo di Goethe che a 72 anni diceva: "Sto morendo e non sono stato felice neppure un'ora!".
Il cristiano però, se vuole, sa qual'è la sorgente della gioia: Gesù, Gesù il risorto.
L'Evangelista S. Giovanni recita al capitolo 16,24: "Chiedete ed otterrete, affinché la vostra gioia sia piena". E poi al capitolo 15,11: "Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Gesù dice: "La mia gioia".
La gioia di Gesù è una gioia diversa da quella del mondo: è la gioia delle beatitudini, di un nuovo stile di vita che è libertà, capacità di donare, di essere sorgente di pace e felicità per gli altri: "C'è più gioia nel dare che nel ricevere".
Gesù ci ha fatti depositari della sua gioia e vuole che ne diventiamo i suoi messaggeri. Dobbiamo, però, stare attenti a non immiserire il concetto di gioia, modellandolo su quello del mondo.
È un grosso errore credere che ci manchi solo una piccola cosa per essere felici: un po' di denaro, un po' di fortuna, la guarigione da qualche male, la fine di un'attesa, il superamento di una qualche difficoltà.
Ma in tal caso non saremo mai felici, perché verrà sempre un'altra attesa, un altro desiderio...
Giovanni Paolo II, chiedendo ai giovani di testimoniare la loro gioia, così ha indicato efficacemente le caratteristiche:
Questa è la gioia vera, interiore, duratura della quale Gesù ha detto: "Nessuno potrà togliere la sua gioia". (Gv. 16,23).
Però essa ha un prezzo: è frutto di una vita che si è lasciata completamente rinnovare dalla Parola di Dio e trova il suo compimento nelle opere dell'amore.
Ci può essere salute e ricchezza, ma il cuore può essere ancora insoddisfatto.
Se non siamo sani e ricchi dentro, di carità, di fede, di speranza, se non traduciamo nella concretezza della vita le esigenze della Parola di Dio, non possiamo conoscere che cosa sia la gioia, né tanto meno comunicarla agli altri.
Esultiamo con Maria nella gioia pasquale che si eternerà nel cielo.
Che il Cristo risorto doni a tutti ed a ciascuno in particolare la sua vera "Gioia".
È il mio augurio e la mia preghiera.
Don Angelo Moioli