Valentino va in pensione. Senza rimpianti: “Mi ritiro felice. E da oggi inizia la mia vita da principe a tempo pieno”. Con queste parole lo stilista ha annunciato il suo addio al mondo della moda dopo ben 45 anni.
Ma non tutti riescono subito ad assaporare il congedo dal lavoro. Se l’ufficio ha rappresentato il fulcro dell’esistenza, vivere senza può comportare una perdita di autostima: “Che ruolo ho ormai? Che farò?”.
Stati d’animo come questi possono degenerare, specie negli uomini, in una tristezza e in una melanconia diffuse. A volte compare la depressione di natura esogena. Una depressione detta reattiva o esogena, perché strettamente legata al sopraggiungere di un avvenimento esterno scioccante, come un lutto, una separazione, l’insorgere di una malattia o anche il pensionamento.
A differenza di quella endogena, cioè causata da fattori interni organici, che si cura principalmente con i farmaci, si supera mettendo in atto una serie di meccanismi detti di adattamento. Ecco cosa si può fare
Prima del fatidico ultimo giorno in ufficio, è meglio prepararsi in anticipo. Anche se il lavoro assorbe molte energie, è fondamentale dedicare almeno un po’ di tempo a interessi collaterali.
Testo raccolto da Alessandra Gaeta
Tratto dalla rivista OK