Rivolgendo a tutti l'augurio di Buon Natale non posso scordare che ogni augurio, quando è profondamente umano e cristiano, diventa sempre un auspicio, una esortazione.
Questa esortazione vorrei che fosse diretta ed esplicita. Innanzitutto è necessario rendersi conto della profonda realtà del Natale: non sia solo nostalgia di momenti della vita passata, nè la gioia dell'amicizia nel presente, in comunione familiare. Si tratta, invece, di prendere coscienza e consapevolezza che Dio ha mandato suo Figlio, nato a Betlemme per essere nostro Salvatore, il signore che chiama ad uno stile di vita coerente con quello che Egli stesso ha fatto.
La risposta a questa chiamata all'amore di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, deve essere una ripresa di coraggio, di entusiasmo nella vita cristiana.
E quando diciamo vita intendiamo tutta la nostra esistenza che non è staticità, ma moto, crescita, attività interiore, apertura all'amore di Dio.
Voglio esortare perché si mediti, si rifletta di più, in occasione delle festività per capire la realtà del Natale.
Anche le attività caritative, le opere di misericordia e di solidarietà promosse singolarmente, in famiglia, in gruppo o in comunità, siano intensificate: solo allora la gioia del Natale, sarà piena, vera e duratura.
Non posso nemmeno scordare di esortare alla preghiera comunitaria e liturgica, alla Messa, soprattutto. Ma sottolineerei in modo particolare quella preghiera fatta di desiderio di stare col Signore.
Parlando agli adolescenti, in questo tempo, rivolgo loro spesso questa domanda provocatoria: "Volete essere felici?". La risposta è sempre un deciso "certamente".E' allora che spiego che essere felici non significa smarrirsi nella indifferenza e nel divertimento vago. La volontà di essere felici, nella vita come a Natale, ritengo debba portarci solo su questa via: il contatto col Signore e l'implorazione della sua grazia.
Solo l'incontro con Cristo è motivo di gioia per se stessi e per gli altri: la preghiera consiste nell'essere col Signore e nel sentirsi contenti di seguirlo, anche se il suo progetto è impegnativo.
Il mio augurio non può essere, dunque, che questo: possiamo scoprire nel Natale il mistero di Dio che si fa uomo e il perché; lasciarvi affascinare dal come Cristo ha vissuto la sua vita: per poterlo veramente imitare e desiderare.
Io prego per voi. Ma domando che anche voi preghiate per me.
Buon Natale
don Angelo Moioli