Storie di uomini, di guerre incessanti e di croci salvifiche.
La ricorrenza cade il 24 giugno 2009. Le molte cronache del tempo concordano nel ritenere che la sanguinosa battaglia di Solferino ebbe termine con una grandissima perdita di vite umane. L'esito fu la vittoria delle truppe francesi e piemontesi su quelle austriache capitanate dallo stesso Imperatore Francesco Giuseppe, e portò al celebre Armistizio di Villafranca dell'11 luglio 1859, i cui punti furono ratificati nella pace di Zurigo il 10 novembre.
Ritratto fotografico del Generale Cristophore-Léon-Louis-Juchault de Lamoricière, realizzato nel 1860L'anno dopo il Governo Pontificio nominò Generale in Capo del suo esercito Cristophore-Léon-Louis-Juchault de Lamoricière: uomo severo e determinato, Lamoricière aveva percorso tutte le tappe della carriera militare, raggiungendo il grado di Generale di Brigata e rendendosi molto popolare nel 1848 per aver fatto prigioniero Abd al-Qāder, l'emiro a cui si doveva l'unione delle tribù berbere ed arabe in lotta contro la dominazione francese in Algeria. Sotto la Repubblica fu Ministro della Guerra, ma all'epoca del colpo di Stato fu arrestato da Napoleone III. Pochi mesi dopo la battaglia di Solferino ottenne il comando delle milizie straniere al servizio del Governo Pontificio, distinguendosi per i mezzi discutibili con cui organizzò la repressione in Umbria e nelle Marche.
Uomo dai trascorsi "gloriosi", il Generale rispondeva compiutamente a quanto si richiedeva ad un militare chiamato a reprimere con durezza le insurrezioni indipendentiste. L'azione repressiva fu accompagnata da molte efferatezze, compiute da un esercito formato da soldati di varie nazionalità e comandato da un fanatico fermamente convinto che les italiens ne se battent pas. Nello stesso 1860 un soldato al servizio dell'esercito del Papa, tale Luigi Peroli di Urbino, trovandosi nell'epicentro della resistenza pontificia registrò i fatti con le seguenti parole: Durante quest'anno 1860 il Governo Pontificio aveva chiamato e nominato Generale in Capo un Francese, cognato dell'allora Ministro delle Armi De Merode, e che chiamavasi Lamoricière per organizzare un esercito cosmopolita, cioè di Austriaci, Francesi, Belgi, Irlandesi, Canadesi e Svizzeri.
Non mancò in quel fatidico 1860 la satira di Giuseppe Gioacchino Belli, che dedicò all'inflessibile generale versi pieni di risentimento per la tormentata situazione politica che seguì il Trattato di Zurigo. I versi in rima di Belli indirizzati al Generale francese, nel luglio del 1860 erano talmente conosciuti che i romani li declamavano come esercizio di memoria nei luoghi pubblici, a supporto delle loro convinzioni politiche pro o contro Lamoricière: A Lamoricière. Secura all'egida / del grande intrigo, / pescato al Mincio, / fritto a Zurigo, / l'Italia in fieri, dall'Arno al Po, / mandava a rotoli lo statu quo. / E sul conferimento del nuovo incarico per volere del Papa, i versi sono ancora più ironici e sprezzanti: De' campi d'Africa / noto campione, / disceso al règime / della pensione, / sotto le tegole / d'un quinto piano / marciva uno pseudo- / repubblicano. / Vieni, spes unica / del Padre santo: / calma il suo spirto, / tergi il suo pianto; / vieni, coordina, / addestra all'armi / l'orda babelica / de' suoi gendarmi.
Ritratto fotografico di Henry Dunant
In questo contesto di battaglie feroci e di gesta turpi, si colloca l'azione umanitaria del ginevrino Henry Dunant. Allo spietato Lamoricière lo accomuna la sola esperienza algerina: nello stesso anno in cui il militare francese cattura Abd al-Qāder raggiungendo gli onori, Dunant detiene il ruolo di sovrintendente delle colonie svizzere della Compagnie genevoise de Sétif, nella Grande Cabilia. Qui prende coscienza degli enormi disagi dei coloni, costretti a fare i conti con la mancanza di acqua potabile; dieci anni più tardi ritorna in Europa per farsi ricevere da Napoleone III allo scopo di ottenere permessi e sovvenzioni per la costruzione in Algeria di una diga, utile ai coloni svizzeri per ricavare acqua potabile.
Nel suo viaggio di ambasciatore di progresso e civiltà, nel giugno 1859 attraversa l'Italia scossa dalle guerre d'indipendenza e, inorridito da ciò a cui assiste a Solferino, si rende volontariamente disponibile per soccorrere i feriti dell'uno e dell'altro fronte, ricoverati presso l'ospedale della vicina località di Castiglione delle Stiviere. Pur avversato dai militaristi per le puntuali corrispondenze spedite dai luoghi di battaglia al «Journal de Genève», Dunant imbraccia le armi della fratellanza e si dedica al progetto di istituire quell'organismo umanitario che nel 1863, e non senza difficoltà, prenderà il nome di Croce rossa: il Comitato Internazionale adotterà come vessillo una croce rossa su sfondo bianco, mutuato dalla bandiera svizzera per inversione dei colori.
Scena del film Henry Dunant, du rouge sur la croixIl libro di Henry Dunant intitolato Un souvenir de Solferino, pubblicato nel 1862 dall'Imprimerie de Jules-Guillaume Fick di Ginevra, costituisce la fonte più accreditata alla quale ha attinto il regista Dominique Othenin-Girard per la realizzazione nel 2006 del film Du rouge sur la croix, ricostruzione puntuale delle circostanze storiche e biografiche che portarono Dunant a concretizzare la sua nobile iniziativa umanitaria. Interpretato da Thomas Jouannet, Emilie Dequenne, Noémie Kocher, Michel Galabru e Jean François Balmer, il film è considerato un documento di alto contenuto civile, utile supporto didattico per diffondere negli istituti preposti all'educazione dei giovani gli ideali della solidarietà umana e della pace.
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