
Ritratto fotografico di Giuseppe Motta
Il clima politico dei primi anni dell’ascesa di Adolf Hitler al potere è ben evidenziato nelle sagaci caricature della rivista satirica svizzera «Nebelspalter», che con uscite settimanali ben cadenzate a partire dal 1933 svolse un’importante azione culturale e sociale nel tentativo di contrastare il diffondersi del fascismo e del nazionalsocialismo. In quest’ottica «Nebelspalter» dedicò grande attenzione alla vicenda in cui incorse nel 1935 il giornalista ebreo Berthold Jacob. Tutta la questione si presenta a tinte fosche: Berthold Jacob era in odio ai nazisti ancor prima dell’avvento di Hitler per aver denunciato fin dai tempi della Repubblica di Weimar l’accelerata militarizzazione della Germania. I suoi articoli, apparsi tra il 1928 e il 1929 nel Die Weltbühne, provocarono difficoltà ed imbarazzi nelle alte sfere dello Stato Maggiore dell’Esercito tedesco. Sentendosi minacciato in patria, nel 1932 decise di lasciare la Germania e di trasferirsi a Strasburgo, percependo che di lì a poco il Paese sarebbe entrato in una fase storica pericolosa per chiunque avesse a cuore la libertà e la democrazia. L’improvvisa privazione nel 1933 della cittadinanza tedesca ne fu la palese conferma. Altre conferme della protervia nazista si ebbero l’anno successivo, quando la Gestapo effettuò un primo tentativo, non riuscito, di rapire il giornalista nell’ancora autonoma regione della Saar per riportarlo in Germania, ricorrendo per questo ad un ambiguo personaggio di nome Hans Wesemann, inizialmente amico e collega di Berthold Jacob e poi assoldato come spia dal governo di Hitler. Fallito il primo tentativo e interrotta l’operazione per volere dello stesso Wesemann, che rischiò di farsi scoprire, nel 1935 il rapimento andò a segno quando la spia invitò il giornalista a Basilea offrendogli un passaporto falso tedesco e la lusinga di diventare corrispondente a Strasburgo dell’agenzia di stampa inglese «Indipendent Newspaper Service».
Vignetta pubblicata nel settimanale «Nebelspalter», aprile 1935
Il 9 marzo i due si incontrarono in un hotel di Basilea, subito raggiunti da un terzo uomo che finse di essere il falsario incaricato di procurare il passaporto. Questi riferì che era necessario recarsi nella sua abitazione per poter completare alcune parti del documento. In realtà si trattava di un espediente ben orchestrato per far salire Jacob su un taxi guidato da una terza spia e lanciare la vettura ad alta velocità oltre il vicinissimo confine con la Germania, dove tutto era stato preparato ad arte per accogliere i quattro e arrestare il giornalista. Questa volta il tentativo riuscì e Jacob fu immediatamente trasferito a Weil am Rhein dove furono avviate a suo carico le procedure per il processo di tradimento ai danni del Reich.
In una vignetta satirica di Gregor Rabinovitch pubblicata nel numero di aprile di «Nebelspalter», un candido Berthold Jacob appena “rientrato” forzatamente in Germania si intrattiene con un energumeno in divisa nazista che gli dà il benvenuto e gli indica la strada del patibolo; sullo sfondo un boia in tuba nera lo attende con un cinico sorriso accanto alla forca, mentre sei lugubri corvi sorvolano la zona. Il caso Jacob nel chiarimento ufficiale tedesco, recita il titolo della caricatura. Più sotto, riferito ad un’improbabile dichiarazione di Jacob, si legge: Io mi chiamo Salomon Jacob e sono felice di trovarmi in patria.
Come avviene nelle storie di spionaggio e di intrighi internazionali, spesso le spie si tradiscono e cadono in qualche errore fatale. Così fu anche per il subdolo Wesemann, arrestato dalla polizia federale poco tempo dopo nella stessa Basilea, dove era tornato per incontrarsi con la propria compagna. Confessò la sua appartenenza alla Gestapo e ammise il proprio ruolo nella vicenda del rapimento, inducendo il Governo di Berna ad intraprendere azioni di pressione diplomatica sulla Germania nazista per ottenere l’immediato rilascio di Jacob. La violazione della sovranità nazionale da parte del Governo tedesco e il successivo rifiuto di rilasciare Jacob, diede forza al Consiglio federale di invocare il trattato di arbitrato e di conciliazione firmato tra Svizzera e Germania il 31 dicembre 1921. In caso di diniego da parte delle autorità tedesche, Giuseppe Motta minacciò di ricorrere al Tribunale arbitrale internazionale fornendo tutte le prove dell’avvenuta violazione ai danni della sovranità nazionale elvetica.
Vignetta pubblicata nel settimanale «Nebelspalter», aprile 1935
Quella risoluta presa di posizione costrinse il Reich a disporre la scarcerazione di Jacob e a riconsegnarlo alla Svizzera il 17 settembre 1935. Da qui, con un tempestivo provvedimento di espulsione il giornalista riparò in Francia, mentre Hans Wesemann fu condannato l’anno successivo dal Tribunale di Basilea a tre anni di carcere con l’accusa di sequestro di persona, ed al conseguente obbligo di lasciare la Confederazione al termine della pena. La caricatura di Gregor Rabinovitch, posta in copertina dell’ultimo numero di aprile 1935 di «Nebelspalter», raffigura una soddisfatta Mater Helvetia nell’atto di felicitarsi con l’uomo di Airolo, che regge sottobraccio una cartella con la scritta Protest Note an Deutschland. Le splendide caricature di Gregor Rabinovitch ci danno infine la misura delle abilità di litografi, intagliatori ed incisori che all’epoca misero al servizio della satira politica le loro intuizioni e le loro capacità. Talvolta prendendo in giro anche se stessi, come volle fare per l’occasione Rabinovitch comparendo a margine destro della vignetta: il grafico spunta da dietro la veste dell’Helvetia per porgere un mazzo di fiori congratularsi personalmente con Giuseppe Motta.