Cultura

 Il valore educativo del franco: Arthur Honegger

Il valore educativo del franco: Arthur Honegger

Nella serie emessa negli anni Novanta dalla Banca Nazionale Svizzera, l’immagine di Arthur Honegger sulla banconota da venti franchi oggi si lega ad un messaggio di fiducia. L’oratorio drammatico Jeanne d’Arc au bûcher è stato recentemente “rivisitato” da musicologi ed operatori finanziari per infondere ottimismo ai cittadini che nutrono dubbi su una rapida ripresa economica dell’Europa.

Banconota da venti franchi (verso e recto)Estraendo le banconote dallo scomparto del nostro portafoglio, capita spesso di doverci soffermare sul volto ieratico di Arthur Honegger, raffigurato sulla cartamoneta violacea da venti franchi. Avendo più tempo a disposizione vorremmo indugiare su quello sguardo intenso e particolare lanciato altrove, ma c’è sempre qualcuno o qualcosa che ci mette fretta, il bigliettaio di un treno, la cassiera di un supermarket o il ritardo ad un appuntamento. Così rimandiamo l’utile esplorazione. Ma osservando con attenzione e maggior calma i nostri venti franchi, Arthur Honegger pare in preda ad una rivisitazione intima degli anni in cui compose le musiche del film Napoléon di Abel Gance e dell’oratorio Jeanne d’Arc au bûcher, lungo l’intero decennio 1925-1935. Lo sguardo di Honegger sulla banconota fa poi pensare alla sua condizione di musicista svizzero, ma nato in Francia ed attivo a Parigi nel periodo dell’invasione tedesca e della Resistenza. Un periodo che condizionò la sua produzione musicale, risoltasi fra il 1941 e il 1946 con celebri Sinfonie, come la n. 2 per archi e tromba, la n. 3 “Liturgica” e la n. 4 “Deliciae Basilienses”.

 

Locomotiva tipo PacificLocomotiva tipo Pacific

La più feconda stagione di Honegger si ricollega tuttavia al periodo precedente, quando nel 1923 ebbe successo nelle sale da concerto il notissimo poema sinfonico Pacific 231, orchestrato per imitare i suoni generati da una locomotiva in marcia. Bielle e ruote dentate, valvole di spinta associate alle valvole di sfiato di una tromba, ad uno spartito musicale e ai tasti inferiori di un pianoforte,figurano sulla banconota per ricordarci come il musicista avesse a cuore quel “macchinismo” che infiammò le coscienze dei futuristi e, prima ancora, degli artisti raccolti attorno ai potenti stimoli culturali offerti dalla “civiltà delle macchine”. Prendendo a modello un tipo di locomotiva a vapore utilizzata negli anni Venti, Honegger volle riprodurre quel misto di suoni e rumori a cui si assoggettava un viaggiatore quando si trovava a bordo del mezzo, o quando semplicemente vedeva sfrecciare il mastodonte di ferro, pesante 300 tonnellate, alla velocità di centoventi chilometri orari. La frequentazione negli anni Venti del poeta Jean Cocteau, ispiratore di quel gruppo di intellettuali denominato Les six che caldeggiava un ritorno alla semplicità dell’arte, condizionò la stessa resa espressiva del Pacific 231. Ma in lui agì anche un viscerale interesse per i treni, coltivato fin dall’infanzia: in molte circostanze Honegger ammise di essere talmente attratto dalle locomotive da paragonare la sua passione a quella che altri uomini avvertono per le donne e per i cavalli. Se l’amicizia con Jean Cocteau diede impulso ad importanti realizzazioni musicali, quella che negli anni Trenta e Quaranta strinse con Paul Claudel gli procurò nuovi successi. Quando nel 1935 mise in musica Jeanne d’Arc au bûcher su testo di Paul Claudel, i tempi non erano maturi per diffondere in Francia un sentimento di riscatto nazionale. Ma presto la corale intonazione accompagnò ogni tentativo di liberare dall’oppressione il Paese, invaso nel 1940 dalle truppe naziste.

Locandina del film di Roberto Rossellini Giovanna d’Arco al rogo 
(1954)Locandina del film di Roberto Rossellini Giovanna d’Arco al rogo (1954)

Dopo la prima esecuzione in forma di concerto del 12 maggio 1938 a Basilea e la definitiva rappresentazione andata in scena il 13 giugno 1942 allo Stadttheater di Zurigo, gradualmenteJeanne d’Arc au bûcher s’impose in quaranta città come simbolo del risveglio patriottico dei francesi. L’opera si iscrive in un genere musicale definito oratorio, al quale peraltro si attenne il regista Roberto Rossellini quando nel 1954 la traspose nel film Giovanna d’Arco al rogo, affidando l’interpretazione dell’eroina francese ad Ingrid Bergman. Qualche politico ha voluto di recente “recuperare” l’oratorio di Honegger e Claudel per infondere in questa difficile fase il necessario coraggio a quanti cedono all’avvilimento di fronte all’auspicata risalita economica dell’Europa. La Giovanna d’Arco di Honegger è la giusta eroina per un’Europa che ha bisogno di coraggio, titolava qualche tempo fa un articolo apparso sulla stampa italiana in occasione dell’apertura della stagione sinfonica dell’Accademia Nazionale Santa Cecilia di Roma. Il messaggio in effetti induce ad una speranza.

Ritratto fotografico di Arthur Honegger
Ritratto fotografico di Arthur Honegger

Specialmente se si ha l’opportunità di “decifrarlo” sulla banconota da venti franchi che ha corso legale nella Confederazione, osservatorio più che attendibile della situazione economica generale dell’Europa. Specialmente se si presta attenzione all’immagine in chiaroscuro di Honegger colto di profilo sul retro della banconota: attento allo spartito ancora da ultimare, il compositore prova e riprova la sua musica con tenacia e disciplina, con la mente rivolta ai treni sferraglianti ma anche alle figure di riferimento che hanno fatto la storia dei due Paesi presso i quali godeva del diritto di cittadinanza: la Svizzera confederata che nel 1476 arrestò a Grandson ed a Morat l’avanzata di Carlo il Temerario (al Duca di Borgogna Honegger dedicò nel 1944 un dramma in quattro atti) e la Francia della pucelle d’Orléans.