Rientrando a casa dopo aver condotto il cane al guinzaglio in luoghi erbosi e con vegetazione spontanea, il trentaquattrenne George de Mestral si accorse che i suoi vestiti e il pelo dell’animale erano cosparsi di frutti di bardana difficili da rimuovere. La bardana è una pianta selvatica conosciuta dai botanici come arctium lappa, ma che nella denominazione popolare diviene erba tignosa per via della caratteristica dei suoi frutti, dotati di una fitta corona di aculei appuntiti. Una connaturata curiosità indusse l’ingegnere svizzero ad osservare al microscopio quelle palline troppo aderenti alla lana ed al pelo dell’animale, rilevando la presenza di minuscoli uncini che si agganciavano alle superfici non lisce. Ricreò la situazione in laboratorio utilizzando strisce di nylon rinforzate con minutissime asole ed uncini. Il procedimento richiese tempo e una buona dose di convinzione, poiché all’inizio gli industriali e gli artigiani ai quali de Mestral si rivolse per realizzare il prototipo, non presero sul serio né l’idea e né la costanza del giovane inventore.

Il coinvolgimento di un abile tessitore di Lione e di un fabbricante di telai di Basilea, gli permisero tuttavia di presentare alle industrie il primo campione e di vincere la diffidenza di quanti consideravano troppo rischioso investire denaro in quelle strisce pelose. Nacque così lo straordinario velcro, nome ottenuto dalla giunzione delle prime tre lettere di velours, velluto, e delle prime tre lettere di crochet, gancio. Era il 1941, ma solo dieci anni più tardi il prodotto fu brevettato e diffuso su larga scala grazie alla fondazione della società Velcro SA. Immediato il successo, tanto che l’americana National Aeronautics and Space Administration, meglio nota come NASA, adottò il ritrovato come sistema di chiusura per bloccare gli oggetti in assenza di forza di gravità all’interno delle capsule spaziali. Nell’applicazione più comune, l’invenzione ha consentito infatti di rivoluzionare i criteri di fissaggio tessile con risultati sorprendenti. Basti pensare che pochi centimetri quadrati di velcro, per la buona aderenza delle due superfici che lo compongono, possono sopportare un grande peso. A tutt’oggi è annoverato tra le cinquanta invenzioni più importanti del XX secolo, e stupisce apprendere che in campo chirurgico ha favorito la sperimentazione della tenuta del primo cuore artificiale. Del tutto casualmente, e non per un effetto voluto, quella stessa aderenza, accompagnata al rumore dello strappo, ha spesso smascherato ladri e borseggiatori sui mezzi pubblici, impedendo loro di mettere a segno furti ai danni dei più sprovveduti. Ma a parte questo aspetto marginale, a quasi settant’anni dalla sua invenzione il velcro resta uno dei prodotti più utilizzati nelle cure fisioterapiche, nello sport e nell’abbigliamento.
A George de Mestral si attribuiscono altre utili invenzioni: ad un primo brevetto riguardante un modello di aereo in tessuto - depositato nel 1919, quando aveva dodici anni -, seguirono i brevetti per la realizzazione di un igrometro e di uno sbucciatore per asparagi.Quella del celebre inventore fu una vita intensa, iniziata a Colombier e conclusasi a Commugny, dove la municipalità ha voluto intitolargli una strada: Avenue George de Mestral Bourgeois d’honneur de Commugny 1907-1990 Inventeur du Velcro, si legge sullo sfondo blu della targa stradale. A volerne condensare la biografia in poche righe, dovremmo necessariamente porre l’accento sulla sua scoperta e sulla grande diffusione del velcro. Ma vi sono tratti nell’esistenza di ognuno che si configurano come segni indispensabili per comprendere l’importanza degli esiti e delle realizzazioni professionali, specie in un individuo dotato di estro. Tanto nella professione come negli affetti. Colombier è una graziosa cittadina del Vaud. Quando George vide la luce il 19 giugno 1907, il padre Albert e la madre Marthe de Goumoens vivevano nel poco distante Castello di Saint-Saphorin-sur-Morges. Formatosi a l’École Polytechnique Fédérale di Losanna e laureatosi nel 1930, ottenne il suo primo impiego presso una società di ingegneria. Dopo tre unioni matrimoniali, nel 1966 si trasferì nella proprietà di famiglia. Alludendo alla sua fortuita scoperta ed al brevetto depositato, in un’occasione celebrativa George De Mestral dispensò ai dirigenti della Velcro SA un ironico suggerimento: quando i dipendenti chiedono alcuni giorni di ferie per andare a caccia, è sempre opportuno concederle.
Dava corso così ad una concezione dei ritmi di lavoro fondata non solo sulla statistica quantificazione dell’incremento industriale, ma anche sul potenziamento dell’inventiva dei dipendenti e della loro capacità creativa. Nella stravagante lapide che contrassegna la sua tomba nel cimitero di Commugny, pare di leggere il valore indiscusso di questa predisposizione d’animo, tesa ad osservare la natura per trarne i migliori vantaggi. Un granitico masso irregolare reca semplicemente una scritta di traverso con il nome e l’anno di nascita e di morte di George de Mestral. L’aspetto simbolico prevale sul resto, e viene fatto di pensare ad un composto roccioso della natura che resta fermo e inamovibile come lo è nel tempo un’idea felice. Ma fa pensare altresì alla grande massa di un oggetto che nonostante il suo peso può essere sollevato e trasportato incrociando fra loro piccole strisce di velcro. Il che è come comprovare il valore del vecchio adagio secondo cui le buone idee fanno muovere il mondo.