Società

L’utile incursione di un giornalista nel mondo giovanile ticinese

Autore: 
Giuseppe Muscardini

Danilo Mazzarello ha pubblicato di recente i dati di un’inchiesta sull’uso di bevande alcoliche e sul dilagare della violenza giovanile in Ticino. Li ha raccolti in un volume dal titolo Giovani, alcol e violenza in Ticino. Analisi d'un fenomeno, uscito con i tipi di Fontana Edizioni di Pregassona. Leggendo il libro si comprendono le motivazioni che sono alla base dei comportamenti dei nostri giovani.

   L’indagine di Danilo Mazzarello fa emergere dati sconcertanti sulle condotte sociali dei giovani ticinesi. Punto di partenza è l’assunto secondo cui in tutta in Svizzera almeno centomila giovani, nella fascia di età tra i quindici e i ventiquattro anni, fanno uso di alcol con la frequenza di due volte al mese. Per il preoccupante fenomeno dell’alcolismo tra i giovani ticinesi valgano poi i risultati di un’ulteriore indagine svolta nel corso dell’anno scolastico 2005-2006 su un campione di 735 studenti del Liceo di Lugano, da cui si desume un’elevata incidenza nel consumo di alcolici: il settanta per cento vi ricorre, mentre è notevolmente più ridotta (circa il 4%) la percentuale di studenti che giudicano pericolosa l’abituale assunzione.
   Queste puntuali statistiche, fornite dall’attento giornalista ticinese, confermano quanto sia allarmante la situazione. A commento delle cifre riportate in schemi e grafici, Mazzarello sottolinea come l’opinione pubblica sia erroneamente portata ad attribuire alle droghe illegali la causa di un gran numero di decessi, quando in realtà in Svizzera quelli per droga assommano ogni anno a duecento, contro i tremila provocati dall’uso smodato di alcol. Le quantificazioni statistiche portate in campo sono suffragate dall’esattezza delle argomentazioni del cronista, che sa commentare con arguzia variabili e costanti. E non solo perché ha una buona conoscenza del problema, essendosene occupato in servizi giornalistici precedenti; ma anche perché nel corso di quest’ultima indagine ha personalmente curato le interviste frontali negli stessi luoghi di ritrovo dei giovani. Interviste e rilevazioni hanno così evidenziato un analogo allarmismo per quanto riguarda la pericolosa diffusione di atteggiamenti fra i giovani ispirati da violenza e dalla volontà di arrecare danno al prossimo per motivi futili. Ma qui, ci dice Danilo Mazzarello, si rendono necessari dei distinguo: pur confermando uno stretto legame fra esaltazione individuale (prodotta da alcol e droga) e violenza gratuita, un rapporto del Consiglio Federale diffuso il 20 maggio 2009, dimostra come gli atti di violenza in Ticino siano da ascrivere ad un’esigua minoranza di giovani. Il che stempera e fa rientrare il pericolo di una crescita esponenziale di vandalismo e delinquenza. Lo stesso giornalista e autore del libro dichiara di non avere mai subito aggressioni nei quattro mesi in cui, aggirandosi nei luoghi più “insicuri” del Ticino, ha investigato fra i giovani per dar corso alla sua inchiesta. Dopo aver letto questo libro, reso ancor più interessante da una circostanziata interpretazione delle statistiche, si avverte il responsabile bisogno di fare appello alle strutture preposte alla formazione e all’educazione dei giovani, per frapporre una barriera di valori autentici al propagarsi di atteggiamenti devianti che rischiano di imbarbarire coscienze individuali ancora acerbe. Ma confidando negli organi educativi cantonali è assolutamente doveroso insistere – come ci sembra di recepire fra le righe del libro – sul ruolo indispensabile della famiglia, pilastro principale per un equilibrato sviluppo della personalità di un adolescente. E auspicando una fattiva collaborazione fra le due strutture sociali a cui i nostri figli e nipoti fanno riferimento (in primis la famiglia e poi la scuola), la mente torna alle mirabili Confessioni di Jean Jacques Rousseau, nel punto in cui il pensatore ginevrino si rende conto in età adulta dell’importanza della rete affettiva all’interno della quale è avvenuta la sua educazione: Come avrei potuto crescere cattivo, quando avevo sotto gli occhi solo esempi di dolcezza e, intorno, solo le migliori persone del mondo? Mio padre, mia zia, la mia buona amica, i parenti, gli amici, i vicini, quanti mi stavano attorno, insomma, non mi facevano troppe moine a vero dire, ma mi volevano bene, e io li ricambiavo di tutto cuore.
   L’immagine è fin troppo oleografica, ma indica in definitiva quali debbano essere le condizioni per la crescita armoniosa di un giovane. Nonostante gli “aggiustamenti” imposti dalla nostra società - che si dice evoluta rispetto all’epoca del giovane Jean Jacques Rousseau – quelle condizioni per fortuna hanno ancora peso e rilevanza. E mai passeranno di moda. In Ticino come altrove. Ne sono convinti tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di consultare i rapporti trimestrali presentati al Consiglio di Stato dal gruppo operativo Giovani Violenza Educazione: a corredo dei rapporti sono stati inseriti come dossier i risultati statistici di Danilo Mazzarello su alcolismo e violenza.

 

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Informazioni

Articolo
20.10.2010 - 15:11
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Categoria
Società
Argomenti
alcol, gioviani

Autore

Elena Turienzo