Duttile materia dalle infinite possibilità, la cera è da secoli utilizzata dagli artisti come mezzo cosiddetto “volatile” per impronte e calchi. Persa, si definisce quella cera che dagli scultori viene esposta al calore del fuoco per ottenere un’impronta vuota. Ma l’evolversi delle tecniche ne ha consentito nei secoli un impiego diverso, e il materiale ha acquisito una vera dignità artistica con l’introduzione di un’espressione dotta, mutuata da un’ellenizzante concezione estetica in merito al risultato finale: encaustica. Egkèô: dal greco brucio, a significare come la materia possa plasmarsi con l’aiuto del fuoco, fino ad assumere forme e colori dagli effetti sorprendenti. E quel che più conta, a dare stimoli visivi a chi si dispone di fronte ad un’opera così particolare, ricavata con procedimenti non comuni. A volte sembra di poter leggere in queste superfici pittoriche il modo attraverso il quale l’inconscio si manifesta, amalgamando stati d’animo e colore, quasi a costruire un fondale per i sogni ad occhi aperti dell’artista. Osserviamo per una volta l’artista come se fossimo alla finestra, come se lo inquadrassimo giustappunto da un Bildfenster. Lore Graner è una donna tedesca settantenne dotata di grande ingegno e creatività. Qualità innate, poi coltivate nel tempo come naturale reazione alla ripetitiva attività quotidiana di un lavoro dignitoso ma lontano da ogni intima esigenza di ordine estetico. Le note cromatiche intense e accese dei suoi quadri, le languide velature che traspaiono da certe composizioni a soggetto floreale, ben si discostano dalla staticità di un’esistenza condotta fra stereotipi e consuetudini. Raggiungendo l’età pensionabile nel 2004 - dice di sé Lore Graner - ho dovuto rinunciare al proposito di viaggiare, a causa di una salute malferma. In questo modo sono arrivata alla pittura. È una motivazione legittima, dettata da una sensibilità che non poteva essere confinata nel circolo monotono di un pensionamento “per raggiunti limiti di età”. Anche per questo il suo percorso è stato graduale, intrapreso timidamente con l’umiltà e la circospezione di chi non si sente artista ma si avvicina a qualcosa di nuovo e di grande: dall’acquarello all’acrilico, dal gesso alla vernice fresca, e infine alla cera.
La mostra dedicata alla produzione di Lora Graner è stata inaugurata il 18 dicembre scorso alla presenza di un pubblico non numeroso ma molto interessato alla tecnica adottata dall’artista. Del resto lo scopo non era quello di richiamare folle di curiosi a Laufenburg, ma di mettere in rilievo il valore espressivo di opere realizzate da chi si colloca anagraficamente nella cosiddetta “terza età”. Vale a dire da uomini e donne a cui non difetta la voglia di conoscere, di sperimentare e di rappresentare le variegate forme del reale, proponendo stili personali e insoliti mezzi di indagine. Uomini e donne che fanno scaturire estro ed inventiva grazie ad un’efficace sollecitazione in ambiente idoneo e confortevole. La solida formazione acquisita in Ticino, a Zurigo e a Basilea come esperta delle tecniche di applicazione dell’arte a fini terapeutici, ha consentito dunque ad Edita Soldati di aprire lo scorso anno a Laufenburg la Galleria e l’annesso atelier, gestito in piena autonomia. La filosofia che sta alla base degli interventi di Edita Soldati, è quella secondo cui l’arte è capace di guarire dai fastidi derivanti da un possibile disagio esistenziale, e indurre ad una proficua recherche chiunque abbia il privilegio di entrare nell’autunno della vita con la voglia di esprimersi. Vista da questa specifica angolazione (l’angolazione di chi sbircia all’interno del Bildfenster di Laufenburg) l’esposizione può dirsi pienamente riuscita. La riprova è nella presenza costante di visitatori che durante il periodo di apertura hanno reso omaggio alla creatività di Lore Graner. E alla sua capacità di trasmettere autentiche emozioni.
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