L’uomo attempato ma vivace d’aspetto che venerdì 18 marzo posava con naturale disinvoltura davanti ai cameraman in piazza Sant’Antonio a Locarno, era Fernando Botero. Occhiali da vista cerchiati di nero, barba e pizzetto imbiancati dagli anni, il celebre artista ispirava nell’incedere un senso di austera seriosità, in stridente contrasto con i pingui e paciosi personaggi dei suoi dipinti. Ma l’autorevolezza si è permutata ben presto in giovialità quando ha preso posto al tavolo dei relatori nel cortile interno della Pinacoteca Casa Rusca, per partecipare alla Conferenza stampa della mostra a lui dedicata. In ossequio alla “sovrabbondanza” figurativa di cui Botero è interprete, una grande scultura in bronzo con il Ratto di Europa nei giorni precedenti era stata calata dall’alto con l’aiuto di un elicottero, occupando il centro dell’area cortiliva di Casa Rusca.
Il primo impatto con l’artista e la sua opera desta una comprensibile emozione in chi ha avuto l’opportunità di ammirare nei musei più prestigiosi, dall’Ermitage di San Pietroburgo al Metropolitan Museum di New York, o nei più vicini ambienti museali del Vaticano, le carnosità di soggetti pittorici che rientrano ormai nell’immaginario del nostro tempo, interiorizzate e fissate nel fondo della coscienza di ognuno di noi.
Rispetto all’evento locarnese il periodo della produzione artistica di Botero è circoscritto agli ultimi quindici anni, caratterizzati da una resa espressiva che Rudy Chiappini ha voluto evidenziare esponendo sessanta opere di grandi dimensioni. Nel percorso di Casa Rusca si snodano in sequenza precisi filoni, dalle suggestioni dell’antichità raccontate in effigie con stile personale e inconfondibile, agli aspetti religiosi e alla rappresentazione di un clero florido e paffuto; dalla rituale corrida del mondo ispanico alle esibizioni circensi, sconfinando nelle scene di vita ordinaria in America Latina e nelle gustose nature morte che muovono quell’idea di quiete domestica cara ai pittori di genere, pervasi da una serena concezione del vivere. La disposizione alla serenità è talvolta favorita da una fruttiera ricolma, perché guardando un insieme di frutti in un piatto o in una ciotola si concorre alla riduzione delle tensioni esistenziali, nate dai dubbi e dalle paure che il nostro quotidiano non possa sposarsi con i grandi temi speculativi del chi siamo e dove andiamo.
Così, per una lettura rasserenante delle opere in mostra, il visitatore è invitato ad armarsi della stessa ironia con cui Botero guarda il mondo, facendosi contagiare dalla bonaria fisionomia di un prete strabico in Passeggiata sulla collina, intento a recitare orazioni e a scorrere i grani del suo rosario, piuttosto che da una pretestuosa e inutile ricerca di influssi estranei alle intenzioni dell’artista. La forma, e nella fattispecie le forme, contano assai. Conta l’opulenza cellulitica dei corpi e l’uso del colore su una superficie pittorica che si espande insieme alle sproporzioni anatomiche dei soggetti. Conta l’aria stupita dei due Freschi sposi, grassi e felici come la coppia degli Arnolfini mutuata da Van Eyck. Conta il Frauenverein delle donne composte del Club del giardinaggio, pronte a farsi riprendere come in un’istantanea. Questo conta, senza domande, senza un perché filosofico. Ma non si escluderà, visitando la mostra, la ricerca della profondità di tutte le reinterpretazioni di Botero, che nell’incontro tra forma e stile acquistano in ogni sala pregnanza, raffinatezza, eleganza e poesia.
Un aspetto, quello poetico, ben chiarito da Rudy Chiappini nel testo di apertura del catalogo della mostra, edito in bella vesta tipografica da Salvioni Arti grafiche di Bellinzona. Un dato significativo emerge infine dall’attenta analisi del curatore: le opere esposte nei locali della Pinacoteca di Casa Rusca, espressione recente di quella che è stata definita dalla critica “l’arte rotonda di Botero”, risultano del tutto inedite per la Svizzera. Una ragione di più per affrontarne la “lettura” e goderne, risalendo senza fretta i tre livelli delle logge dello storico edificio in cui sono ospitate. Dall’alto, soffermandoci con lo sguardo sulla grande scultura in bronzo posizionata nel cortile, e sfruttando le ultime ore di un giorno luminoso, le morbide rotondità di Europa ci sembreranno ancor più accentuate dai riflessi del sole in declino.
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Bella
Amo Botero e sono stata domenica mattina alla mostra di casa Rusca, mi sono divertita molto, ma mi ha anche fatto riflettere. Amo molto Giacometti e questi grandi contrasti m' intrigano e tutte e due mi suscitano grandi emozioni. Apparentemente sembrerebbe impossibile amarli entrambi, loro cosi diversi ma penso che loro grande espressività vada oltre, suscitano in chi li ama profonde emozioni e le parole diventano superflue, le spiegazioni non hanno senso. Grazie per la bella presentazione della mostra. Margherita