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Il Centro Sociale Onsernonese

Il Centro Sociale Onsernonese

Una casa per anziani al centro di una regione: l’esistenza risale al 1989 e la troviamo nell‘alta valle a Russo e Loco.
Autore: 
B. Neuhaus Traduzione: Edita Soldati

La Valle Onsernone è una delle valli più selvagge della Svizzera. E’ solcata dal torrente Isorno, fiume che nasce in Italia presso l’alpe Pioda di Crana. La valle si presenta tortuosa e la strada piena di curve strette, comunque facile da raggiungere dalle Cento Valli e da Locarno. Nonostante lo spopolamento verificatosi dopo la seconda guerra mondiale, è animata e piena di attività.

Il Centro Sociale Onsernonese:

Una casa per anziani al centro di una regione: l’esistenza risale al 1989 e la troviamo nell‘alta valle a Russo e Loco.

Si tratta di una casa per anziani e di cura per gli abitanti della valle, punto d’incontro e di ritrovo con bar e bocciodromo e mensa per le scuole elementari. Con le due case situate a Russo e Loco, il centro è diventato il più importante datore di lavoro della regione.

Il centro è sede anche dell’ambulatorio e del servizio sanitario.
Questa piccola clinica gestita dal dottor Beppe Savary-Borioli garantisce interventi sanitari in tutta la vallata, ventiquattro ore su ventiquattro.

E‘ chiaro che un’organizzazione di questo genere necessita di un sostegno.
Con il patronato svizzero per i comuni di montagna si è consolidata con il passare degli anni un’ottima collaborazione funzionale ai bisogni.

Da Rob Neuhaus (Traduzione dal tedesco)

A prima vista l’idea sembra folle: L’utopia e il sogno, hanno però trovato realizzazione grazie ai due imprenditori Beppe Savary-Borioli, medico, e Alfredo Gamboni, docente in pensione e già presidente del patronato svizzero per i comuni di montagna.

Un susseguirsi di eventi e vicissitudini che nel 1989 hanno permesso al CSO di aprire i propri battenti e accogliere i primi ospiti.

Alfredo Gamboni ha preso parte, come presidente del patronato, a più di 1200 sedute, fino al 1989. Ne testimoniano il lavoro e l’impegno, i dieci classificatori pieni di documenti e verbali.
Savary-Borioli, d’indole più pratica, s’impegnò nella pianificazione e nella costruzione del centro con l’obiettivo di coprire al massimo le esigenze.
La collaborazione è stata efficace ed ha lasciato impronte significative nell’evolversi delle istituzioni locali.

 

Il CSO, un centro multifunzionale

Va da sé che questo centro ha contribuito molto alla prosperità della valle! Non si tratta semplicemente di un luogo, dove gli anziani possono godersi il meritato risposo, ma è anche un punto di riferimento e d’incontro nel centro di Russo. Nella casa risiedono circa quaranta persone fra donne e uomini. L’arredamento delle stanze è molto semplice, con possibilità di completarlo portandovi mobili, quadri e altri accessori legati ai ricordi personali e al mondo agli affetti.

Ogni camera ha un balcone, costruito nello stile tipico della valle, da dove lo sguardo si spinge sui pendii verdi del Pizzo Ruscada. Generazioni precedenti facevano seccare la paglia sulle sporgenze di legno. La lavorazione della paglia per cappelli e altri prodotti fu un importante fonte di guadagno per tanta gente del luogo e con l’esportazione dei prodotti all’estero si poteva raggiungere anche una certa agiatezza economica. Ne sono testimoni i diversi palazzi di epoca barocca e le tombe (mausolei) nel locale cimitero.

Sul piccolo piazzale e all’interno del bar del centro, si danno appuntamento le persone del paese per un caffè e per scambiare due o tre parole. Accanto si trova il bocciodromo coperto, e naturalmente omologato per ospitare i tornei ufficiali del cantone.

A mezzogiorno in punto la vasta sala pranzo accoglie un vivace gruppo di bambini – i cuochi del centro non cucinano solamente per gli ospiti della casa e per il personale, ma anche per la scuola elementare.
Nella cucina del Centro si usano prodotti genuini ericavati dalle colture nella valle.

I cinque apprendisti che hanno imparato il loro mestiere al centro, lavorano oggi, dopo il diploma, in rinomati alberghi di tutto il mondo.

Al pianterreno si trova l’ambulatorio che serve la casa e tutta la valle.
Al Centro lavorano circa cento persone, provenienti principalmente dai paesi della valle.

Nel 2003, quando le suore della Sacra Famiglia lasciarono la loro sede a Loco, gli edifici furono ripresi dal Centro che rilevò così l’esercizio.

Il centro è davvero un “centro” – nel senso sociale, medico/sanitario, geografico, economico, utile a tutte le fasce d’età.

 

La casa per anziani come fonte di giovinezza

Per gli ospiti anziani la casa è l’ultima tappa della vita, per gli abitanti della valle invece il centro rappresenta un collegamento con la vita. Grazie al CSO numerose famiglie sono motivate a rimanere, altre a trasferirsi in valle – dopo gli esodi massicci iniziati alla fine del periodo bellico.

Le numerose famiglie con figli garantiscono l’esistenza delle scuole elementari e degli Istituti scolastici Superiori. Associazioni, ristoranti e negozi sono animati e prendono parte attivamente alla vita della valle. “Importante per noi non è solamente la permanenza delle persone“, riferisce Savary-Borioli, ma fare in modo che le stesse persone trovino anche la possibilità di frequentare le scuole e gli enti di formazione, garantendosi così una solida base per il futuro.

 

Grossi ostacoli al fondo valle

"Senza il patronato svizzero per i comuni di montagna non potremmo sussistere”, aggiunge Beppe Savary-Borioli. Ben conosce tutte le difficoltà che ostacolano un progetto come questo, attuato per giunta in una valle economicamente debole. Non ha mai smesso di credere nella possibile realizzazione delle sue idee. Ne fa parte anche il riscaldamento a legna, con materiale proveniente dalla valle stessa. "Ancora venti anni fa era una rarità, ” sorride. Ne fa parte anche l’architettura, orientata al rispetto dello stile locale, che lascia penetrare la luce della valle all’interno degli ambienti. E infine ne fanno parte anche i tre caminetti ripartiti nei diversi piani della casa. “Perché proprio tre caminetti? Uno non basterebbe?” Era questa all’inizio la reazione degli enti cantonali e federali, che alla fine hanno accettato di finanziare il progetto.
“Le persone devono avere la sensazione di sentirsi come a casa”, questa la risposta di Savary-Borioli. Ed ebbe ragione. In autunno le persone siedono davanti ai fuochi, discutono e fanno arrostire le castagne, riscaldando le loro mani e il loro cuore.

Il costo di tutto il centro si aggirava all’epoca su dieci milioni. Due milioni furono sostenuti dal patronato. La richiesta di finanziamento fu espressamente indirizzata al patronato, dopo aver letto una pubblicazione di un articolo sul giornale. L’esito di questo primo contatto fu felice, perché portò il denaro necessario per superare gli ostacoli e i molti momenti difficili. Fino ad’oggi.