Cultura

Il valore educativo del franco: Charles-Ferdinand Ramuz (1878-1947)

Il valore educativo del franco: Charles-Ferdinand Ramuz (1878-1947)

Charles-Ferdinand Ramuz è raffigurato sulla banconota da 200 franchi svizzeri. Lo sguardo profondo dello scrittore di Losanna esprime l’umana curiosità di chi seppe intrecciare con i personaggi più noti del suo tempo fruttuosi rapporti di collaborazione artistica. Fra questi vi era Igor Stravinskij.
Autore: 
Giuseppe Muscardini

Nel cartellone del Teatro Dimitri di Verscio si legge in questi giorni della messa in scena dell’Histoire du soldat, la celebre opera da camera composta nel 1918 da Igor Stravinskij su libretto di Charles-Ferdinand Ramuz. L’opera sarà rappresentata a Verscio la sera del 3 maggio 2011 dalla Compagnia Dimitri et sa troupe, con Francesco Bossaglia alla direzione musicale dell’Ensemble della Scuola Universitaria di Musica di Lugano.

Per gli estimatori di Stravinskij l’occasione è ghiotta: la rappresentazione in versione originale offre incanti e suggestioni che catturano lo spettatore consapevole della genesi dell’opera, composta da Igor Stravinskij durante il suo esilio in Svizzera. Nondimeno chi conosce la produzione letteraria di Charles-Ferdinand Ramuz, avrà modo di apprezzare la storia del soldato Joseph, che scende tragicamente a patti con il diavolo ingannatore.

L’impianto narrativo ideato da Ramuz risente di quello scavo psicologico che è alla base di ogni scrittura contrassegnata dai secolari interrogativi dell'uomo: la vita, la morte, la ricerca ossessiva della felicità, il baratto dell’anima per la ricchezza e la fama. L’espressione mesta di Ramuz sulla banconota da duecento franchi, parrebbe comunicarci la deludente persuasione che non si possa raggiungere alcuna sicurezza. Gli occhi obliqui, lo sguardo un poco smarrito rivolto verso chi usa il denaro senza nulla domandarsi, denuncia la pochezza delle nostre azioni quotidiane, mentre le immagini che si trovano nella parte posteriore della banconota, con il richiamo a le soleil nella riproduzione di una pagina autografa, con il lago e la montagna sullo sfondo, riconducono a certi elementi pittorici presenti nei quadri di Cézanne, da cui Ramuz trasse di frequente ispirazione per impreziosire la sua pagina.

La stessa espressione del volto la ritroviamo in un’immagine fotografica che ritrae lo scrittore insieme a Stravinskij, risalente agli anni della proficua collaborazione fra i due. La sua fisionomia è meno definita in un Portrait de Charles-Ferdinand Ramuz, de profil à gauche realizzato a matita da Alberto Giacometti, dove le volute “a gomitolo” sono da assimilare istintivamente al groviglio interiore di una personalità complessa.

Al Théâtre Municipal di Losanna, il 28 settembre 1918 andò in scena per la prima volta l’Histoire du soldat, accolta con entusiasmo dal pubblico e con piena soddisfazione di Stravinskij. Nei suoi appunti autobiografici il compositore russo spiegò con queste parole le ragioni del successo: La musica mi si è qualche volta presentata in sogno, ma soltanto una volta mi è stato possibile annotarla. Quelle “annotazioni” erano in parte originate dall'eccellente stesura del libretto di Ramuz, che dopo molte titubanze sulle sue effettive capacità di produrre un testo teatrale, aveva accettato di cimentarsi nell'impresa.

Ma nell’ottica di un inquadramento generale dell’opera dello scrittore di Losanna, sarebbe riduttivo mettere in luce solo il binomio Stravinskij-Ramuz e la fortunata Histoire du soldat. Per la verità, se la collaborazione fra i due è del 1918, Ramuz a quell’epoca godeva di notorietà per le felici prove che lo avevano accreditato come valente letterato, poeta e pensatore. Quindici anni prima, trentenne, aveva dato alle stampe una silloge poetica dal titolo Le petit village, e nel 1905 il romanzo Aline, ai giorni nostri ancora oggetto di interesse da parte degli studenti delle facoltà umanistiche, che spesso vi dedicano le loro dissertazioni di laurea.

Ma fu con Raison d'être, pubblicato nel 1914 nel primo numero dei «Cahiers Vaudois», che il nome di Charles-Ferdinand Ramuz venne accostato alle personalità più significative del pensiero moderno. Il sapiente uso poetico della lingua gli permise di sviluppare compiutamente in questo saggio il tema della solitudine dell’uomo di fronte alla natura, nella convinzione che la riflessione sull’arte fosse l’unico modo per dialogare con il mondo esterno. Seguirono altri romanzi di successo come La Guérison des maladies, La grande peur dans la montagne e Derborence, mentre il 1937 fu funestato da aspre polemiche per la posizione ideologica assunta dalle colonne della rivista parigina «Esprit», con cui manifestò tutta la sua perplessità sulla presenza di un’entità spirituale svizzera, ricorrendo ad affermazioni del tipo: «les “Suisses” (si le mot a quelque sens…)», «les “Suisses” (s’ils existent)…». Eppure anni prima non aveva sottaciuto il suo orgoglio vodese, quando in una lettera allo scrittore anarchico Henry Poulaille aveva raccomandato con candore: «Io sono nato nel 1878, ma non ditelo. Io sono nato in Svizzera, ma non ditelo. Dite che io sono nato nel Vaud, che è un vecchio paese Savoiardo, cioè di lingua d'oc». A Pully, a poca distanza dalla sua Losanna, Ramuz si spense il 23 maggio 1947, agli albori di quella ricostruzione morale che impegnò molti uomini di pensiero, reduci dalla tragedia bellica.

 

Commenti

Mi piacciono le

Mi piacciono le considerazioni sugli aspetti salienti della nostra esistenza fatti da Ramuz. Ha un modo di affrontare questi argomenti che nullaha a che vedere con le logore considerazioni degli altri pensatori.

 

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