Cultura

Yes, yes, Lugano, Lugano!

Yes, yes, Lugano, Lugano!

A cento anni dalla scomparsa di Antonio Fogazzaro, narratore ispirato dall’ambiente luganese.
Autore: 
Giuseppe Muscardini

Mi accostai al signore attempato e gli chiesi in italiano,
toccandomi appena il cappello, se voleva una barca
per Lugano. Il signore guardò la sua figliola maggiore
che gli spiegò la mia offerta. Egli parve felice e mi rispose
subito: Yes, yes, Lugano, Lugano!

A. Fogazzaro, Idillii spezzati

 

Sulle rive del Lago di Porlezza, ramo italiano del Lago di Lugano, Antonio Fogazzaro possedeva una sontuosa villa ad Oria in Valsolda, tuttora esistente e acquisita un anno fa dal FAI (Fondo Ambientale Italiano) grazie al lascito testamentario del pronipote Giuseppe Roi. Al romantico luogo in cui di frequente si ritirava, lo scrittore dedicò nel 1876 la raccolta di versi Valsolda, e negli ambienti della stessa villa si dedicò alla stesura di buona parte di Piccolo mondo antico. Da qui nel 1868 varcò il vicinissimo confine per concedersi un soggiorno in Svizzera, culminato nella stesura del Diario di viaggio in Svizzera in cui descrisse con poetica emozione i luoghi del Ticino che attraversò negli ultimi giorni di luglio di quell’anno. Il passaggio a Lugano, tra la minaccia di un temporale e il ritorno del sereno, fu salutato da Fogazzaro con persuasivo lirismo: Lugano-Bellinzona. Le nuvole si squarciano; larghi brani di cielo azzurro e limpidissimo si aprono a ponente; il temporale si è versato altrove e noi ne viviamo l’aria vivace, fresca e vibrata. In altra occasione, per l’esattezza nel II capitolo della seconda parte di Piccolo mondo antico, quell’aria salubre che spira dal lago verrà ripresa sul piano letterario nella comparazione vagamente anti-campanilistica secondo cui l’aria di Lugano è molto migliore di quella di Oria. Ma ai tempi del viaggio in Svizzera Fogazzaro aveva 26 anni e il suo animo si lasciò incantare dai luoghi oltre confine che desiderava esplorare, e nei quali volle impiantare le vicende narrate nel suo romanzo maggiore. Il protagonista Franco Maironi compie percorsi mirati, vagando per Lugano in tempi e modi diversi, con vere e proprie escursioni imposte da ragioni ora drammatiche e ora dettate da serene opportunità di svago. La descrizione della silente e quasi onirica Lugano notturna si fa grandemente efficace quando Fogazzaro cala il suo personaggio nella piazza deserta e scura dove ha sede lo storico Caffè Terreni. Qui, esulando dalla finzione letteraria, il liceale Carlo Cattaneo si fermava a leggere i giornali in diverse lingue e vi teneva brasera (faceva salotto) discutendo ancor giovane di questioni politiche e filosofiche con coetanei, esiliati e pensatori di diversa età. Si legge al capitolo XI della seconda parte di Piccolo mondo antico: Arrivò a Magadino dopo le sette, fece il monte Ceneri a piedi, per il sentiero che mette alla Cantoniera, prese una vettura a Bironico e arrivò a Lugano dopo la mezzanotte. Discese in piazza presso il caffè Terreni. Il caffè era chiuso, la piazza deserta, scura; tutto taceva, anche il lago di cui s’intravedeva un palpitar lento nell’ombra.

Anche a volerne solo scorrere le pagine - ma per la verità il romanzo andrebbe letto e meditato - si ha l’immediata percezione di come la vita dei protagonisti si svolga in un andirivieni da Lugano, a volte frenetico e altre più pacato, dove le descrizioni d’ambiente, mutati i tempi e l’azione, ad un occhio attento facilitano il riconoscimento di ciò che in città oggi è scomparso o ha diversa denominazione. Valga come esempio una pur stravagante quantificazione delle occorrenze: Lugano compare nell’intero testo del romanzo ben sessantuno volte. Certi inserti usati poi da Fogazzaro per far rivivere nella pagina note figure luganesi dell’epoca, paiono ispirati da un divertito gusto per la cronaca. Ne abbiamo testimonianza nel capitolo XIII della seconda parte: Mi sia permesso di ricordare il vecchio che accompagnava Pedraglio e l'avvocato, bizzarra figura del piccolo mondo antico luganese, artista e degno che un altro artista, passandogli così vicino, gli renda onore. Egli era un tal Sartorio, pittore, poeta e suonatore di chitarra, che a quei tempi si vedeva spesso balenar qua e là per le oscure vie di Lugano con la sua bella barba bianca, con il suo cappello bianco tirato sull'occhio destro, con il suo nobile abito nero e il fiore all'occhiello. Poverissimo ma pulitissimo, cavaliere con le dame e con le pedine, pronto sempre a un'anacreontica e a una chitarrinata, adoratore della propria città, egli viveva di pane, formaggio e acqua, fiutava e rincorreva i forestieri per far loro gli onori di Lugano, era sempre pieno di queste faccende, sempre in moto fra Villa Ciani, l'Hôtel du Parc e Villa Chialiva.

Non sono i nostalgici rimandi di Fogazzaro ai personaggi e ai luoghi luganesi, le sole motivazioni che in passato hanno spinto gli amministratori ad intitolare a Lugano una strada a Fogazzaro nei pressi della sede dell’Università della Svizzera Italiana; né quelle che nel 1996 hanno indotto un gruppo di insegnanti a dar vita a Breganzona all’Istituto Fogazzaro con l’intento di offrire strumenti e supporti formativi agli studenti interessati a conseguire un diploma di Maturità. A determinare negli intellettuali e giornalisti ticinesi un comprensibile interesse per la sua figura di scrittore in anni non sospetti, fu piuttosto la fortuna editoriale ottenuta in Svizzera dalle traduzioni in francese di Piccolo mondo antico curate da Edouard Rod e successivamente da Gladès André. La buona considerazione dell’opera e i consensi espressi da Francesco Chiesa ancora negli anni Cinquanta con il Commento a Piccolo mondo antico (edito a Mendrisio dagli Eredi Stucchi), hanno fatto il resto. Ma è un dato significativo che Fogazzaro, descrivendo spazi urbani e figure pittoresche di Lugano, richiami all’interno del testo il titolo del suo romanzo più acclamato, definendo testualmente piccolo mondo antico luganese gli elementi di una radicata visione delle cose e di un folclore locale in fase di estinzione a metà dell’Ottocento. Un omaggio alla città, ancor più gradito nel centenario della scomparsa dello scrittore.

 

Nato il 25 marzo 1842, Antonio Fogazzaro manifestò ben presto una naturale inclinazione per versi e prosa. Laureatosi in legge per compiacere il padre, che lo stimolò a compiere gli studi in vista di un’occupazione più “concreta”, al Foro preferì la scrittura. Nel 1874 pubblicò la novella in versi Miranda, salutata con entusiasmo da Giacomo Zanella e accolta favorevolmente dal pubblico e dalla critica. La strada verso il successo era spianata: seguirono Malombra, Daniele Cortis, Il mistero del poeta, Piccolo mondo antico, Piccolo mondo moderno, Il Santo e Leila. Ad una lettura attenta delle pagine conclusive di Leila, e ancor più nello scavo psicologico dei personaggi, già si preavvertono i segni dell’indebolimento fisico e della malattia che il 7 marzo 1911 lo portarono alla morte.