Quando sette anni fa un intraprendente editore italiano pubblicò il carteggio fra Aby Warburg e lo psichiatra svizzero Ludwig Binswanger che lo ebbe in cura, si aprì un capitolo nuovo sulla permanenza dello studioso tedesco a Kreuzlingen nei primi anni Venti.
Vi sono riportati fedelmente i dati integrali della cartella clinica del già noto degente, oltre ad una serie di informazioni utili per inquadrare origini ed effetti della malattia mentale che colpì Aby Warburg, senza tuttavia distoglierlo completamente dai suoi interessi e dagli studi iconologici. La guarigione infinita è il titolo del libro edito da Neri Pozza nel 2005, incentrato sul rapporto fra medico e paziente nelle stanze del Sanatorio Bellevue di Kreuzlingen. Una clinica moderna che vantava all'epoca sessant'anni di attività, prima sotto la direzione di Ludwig Binswanger, psichiatra nativo di Münsterlingen, e poi del nipote che portava lo stesso nome di battesimo del nonno, iniziatore di tecniche psicoterapiche innovative.
Qui Aby Warburg entrò nell'aprile del 1921 e ne uscì nell'agosto del 1924, dopo aver tenuto una pubblica conferenza a dimostrazione che aveva varcato la soglia della guarigione. Alla conferenza, a cui parteciparono i pazienti della clinica, diede il titolo de Il rituale del serpente, prendendo spunto da una precedente esperienza di viaggio nell'America del Nord, in cui documentò tra il 1896 e il 1897 le abitudini rituali degli indiani Pueblo nel Nuovo Messico.
In quell'occasione Warburg aveva raccolto un centinaio di immagini significative, proiettate nel gennaio e nel marzo 1897 nel corso di due interventi ad Amburgo e a Berlino, intitolati rispettivamente Eine Reise durch das Gebiet der Pueblo-Indianer in Neu-Mexico e Bilder aus dem Leben der Pueblo-Indianer in Nordamerika.
A Keuzlingen il 21 aprile 1923 gli venne offerta l'occasione di testimoniare come le cure di Ludwig Binswanger avessero prodotto in lui esiti felici, portando alla guarigione un paziente affetto da crisi depressive con sconfinamenti pericolosi nell'aggressività. Il materiale fotografico collezionato ventisette anni prima durante il viaggio in Nord America, divenne prezioso per affrontare il tema della conferenza di Kreuzlingen, perfettamente in linea con gli orientamenti terapeutici introdotti da Binswanger.
Lo psichiatra, collaboratore in gioventù di Carl Gustav Jung, di Eugen Bleuler e di Sigmund Freud, era infatti sostenitore di quella psicoterapia esistenziale che metteva i pazienti in condizione di misurarsi con le potenzialità del proprio corpo, acquisendone coscienza come presenza viva e fattiva nel mondo. I rituali primitivi, le danze tribali, le imitazioni degli animali nel corso delle cerimonie all'interno di comunità non progredite, rientravano pienamente nella persuasione che il corpo detenesse un ruolo primario per la realizzazione di sé.
In particolare Aby Warburg puntò su certe usanze degli indiani Moki, osservate con interesse durante il viaggio del 1896, che consistevano nel danzare per unirsi simbolicamente con i serpenti. Animale pericoloso per eccellenza, insidioso ed imprevedibile nell'immaginario collettivo, il serpente veniva in qualche maniera “addomesticato” con procedure di purificazione e di immersione in acqua, e successivamente lanciato su riquadri di sabbia dove erano raffigurati fulmini a forma di serpente. Con la danza e con questo rituale, gli indiani invocavano così le divinità perché inviassero una scrosciante pioggia accompagnata da fulmini, e in periodo di siccità il serpente era il magico collegamento tra cielo e terra per soddisfare la corale richiesta.
La paura del serpente, che accompagna ogni civiltà ed ogni cultura del presente del passato, veniva così mitigata dall'unione simbolica fra l'uomo e l'animale. Il serpente non è solo rappresentazione del male sulla terra, concezione introdotta dal biblico pomo offerto ad Eva nell'Eden, oltre che strumento di vendetta preferito dagli Dei; ma è anche il segno di una possibile rinascita vista sia sotto l'aspetto della periodica muta della pelle, sia in funzione della sua invidiabile abilità di nascondersi mimetizzandosi nel sottosuolo per poi affiorare rapidamente.
L'insita allegoria del tema della conferenza di Warburg a Kreuzlingen, si spiega dunque nei termini di una salvezza raggiunta a fatica, di un riemergere al mondo dopo un'inevitabile sofferenza ed un raccoglimento che a gradi porta alla guarigione e allontana le nostre paure ancestrali, insediatesi in noi per effetto degli scompensi della mente. Questo visse Aby Warburg nel sanatorio Bellevue di Kreuzlingen, considerato come “uno dei luoghi sacri della psicanalisi”: nel 1882, quaranta anni prima di Aby Warburg, vi fu ricoverata Bertha von Pappenheim, la paziente affetta da isteria che Sigmund Freud osservò nelle sue sedute con scrupolosa attenzione, ricavando il materiale e la necessaria documentazione per muovere i primi passi verso le cure psicoanalitiche.
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