Cultura

Dante Bertolini e la lingua della speranza

Dante Bertolini e la lingua della speranza

La nascita a Maroggia nel 1911 da madre ticinese e padre italiano, la formazione scolastica a Locarno, la vocazione per l’insegnamento, le riuscite prove poetiche, la passione politica e l’amore per l’esperanto. Sono gli stringati elementi biografici su Dante Bertolini di cui disponiamo. In attesa che il Dizionario Storico della Svizzera ne pubblichi la voce, la stampa ticinese ha avviato nel 2011 un approfondimento sulla sua attività di divulgatore della cultura esperantista.
Autore: 
Giuseppe Muscardini

A giusta ragione lo scorso anno non è passata inosservata nel Ticino una ricorrenza significativa, menzionata in diverse circostanze. Dare risalto al centenario della nascita di Dante Bertolini, uomo politico, poeta ed esperantista, era doveroso.

In un articolo intitolato C'erano una volta i libri di lettura di Dante Bertolini, uscito il 5 gennaio dello scorso anno nel «Corriere del Ticino», Adolfo Tomasini ha evidenziato le indubbie doti di Bertolini come autore di libri per l’infanzia ed educatore attento alle esigenze formative degli allievi delle classi elementari.

Qualche altro tabloid ticinese ha ritenuto di rievocarne l’opera e la figura soprattutto in relazione alla sua attività di capace verseggiatoree di curatore delle raccolte antologiche In quest’era omicida e Dal nuovo giardino, entrambe pubblicate a Locarno dalla Tipografia Pedrazzini rispettivamente nel 1987 e nel 1979. Il titolo tradotto in esperanto delle due sillogi, En ĉi murdepoko ed El la nova ĝardeno, lascia ben intuire come Bertolini avesse a cuore la diffusione nei paesi italofoni della lingua cosiddetta “ausiliaria” di cui si fece studioso e promotore. I cultori della materia definiscono “antologie simmetriche” le due raccolte date alle stampe da Dante Bertolini all’epoca del Congresso locarnese della Lega Internazionale degli Insegnanti Esperantisti: Dal nuovo giardino - El la nova ĝardeno contiene la traduzione in italiano di ventisei liriche prodotte da dieci poeti esperantisti; mentre la precedente In quest’era omicida - En ĉi murdepokosi configura come opera antologica formata da cinquantacinque poesie, a cui si aggiungono considerazioni e commenti sulle principali modalità della traduzione in lingua.

Ma in quello stesso 1979, anno in cui peraltro si svolse a Lucerna il sessantaquattresimo congresso universale della lingua “artificiale” (denominazione ancora in uso), Bertolini puntava a mettere in risalto la potente carica espressiva dai versi composti all’origine in esperanto, proponendoli ai lettori di lingua italiana come autentiche bellezze spirituali. Una convinzione che Adolf Hitler non avrebbe mai condiviso, visto che disprezzava l’esperanto per essere, a suo giudizio, la lingua usata dagli ebrei per imporsi con i loro commerci. L’ottusità intellettuale non consentiva al dittatore nazista di superare l’idea che l’esperanto fosse nato e si fosse sviluppato su impulso dell’oculista polacco Ludwik Lejzer Zamenhof, di religione israelita.

Pur allontanandoci dalla cupa era hitleriana, verificheremo che Stalin, così come Saddam Hussein, hanno avuto in odio gli esperantisti. Ai dispotici persecutori si contrappone la visione aperta di Dante Bertolini e di tutti gli uomini di pensiero che in Svizzera si sono prodigati per divulgare i progressivi risultati conseguiti dagli esperantisti sul piano grammaticale e morfologico. Hans Hermann Kürsteiner, Reto Rossetti, Daniel e Pierre Bovet, Giorgio Silfer, Edmond Privat, Hans Jakob, Karl Max Liniger, René de Saussure, Eduard Stettler e Hector Hodler, figlio del celebre Ferdinand Hodler, formano una nutrita schiera di entusiasti della lingua ideata da Zamenhof.

Una lingua che non escludeva, ma al contrario incoraggiava, quelle poetiche espressività su cui Dante Bertolini si soffermò, dimostrando di coglierle pienamente. Un filo rosso lega Bertolini al fondatore dell’esperanto: sapendo leggere nelle intenzioni ideologiche di entrambi, e pur nella consapevolezza della distanza anagrafica tra i due (alla morte di Zamenhof il nostro aveva sei anni di età), i loro propositi in merito all’evolversi e alle “applicazioni” dell’esperanto in ambito poetico sembrano combaciare. Le due raccolte antologiche del 1987 e del 1979 curate da Bertolini conservano l’impianto propedeutico delle pubblicazioni con cui Zamenhof esordì a Varsavia per presentare i suoi innovativi principi.

Se lo scorso anno coincideva con il centenario della nascita di Dante Bertolini, nel 2012 ricorre il centoventicinquesimo anniversario della nascita dell’esperanto, che si fa risalire con l’anno di pubblicazione del volume Unua Libro di Zamenhof. Edita nel 1887 a Varsavia, prima in russo e successivamente nelle lingue europee più conosciute, l’opera conteneva le sedici regole grammaticali per parlare e scrivere in modo appropriato in esperanto.

A riprova di quanto la poesia fosse consona alla nuova lingua, Zamenhof vi integrava due composizioni in versi dal titolo Mia penso (Il mio pensiero) e Ho, mia kor' (Oh cuore mio). La cifra dell’intensità poetica è resa dall’incipit delle due liriche, di cui si fornisce di seguito il testo originale e la rispettiva traduzione italiana:
Mia penso - Sur la kampo, for de l’ mondo,/ Antau˘ nokto de somero,/ Amikino en la rondo/ Kantas kanton pri l’ espero [Sul campo, lontano dal mondo,/ prima di una notte estiva,/ un’amica del gruppo/ canta un canto di speranza./];
Ho, mia kor’- Ho, mia kor’/ Ho, mia kor’, ne batu maltrankvile,/ El mia brusto nun ne saltu for!/ Jam teni min ne povas mi facile,/ Ho, mia kor’! [Oh cuore mio, oh cuore mio, non battere agitato,/ non balzar fuori ora dal mio petto!/ Ormai non riesco a controllarmi facilmente,/ oh cuore mio!]

Bertolini non deluse le aspettative universali avanzate da Zamenhof. Non esitò ad includere nelle raccolte antologiche contributi densi e importanti come quelli del ginevrino Edmond Privat, Presidente dal 1921 al 1928 della Società Esperantista Svizzera e scomparso nel 1962. Così come nella Ballata circa le grandi presunte utilità di quest’opera, in premessa a In quest’era omicida, non esitò a richiamarsi allo spirito di pace e fratellanza fra i popoli che sta alla base delle idee di Zamenhof: Quand les peuples pourront librement se comprendre, ils cesseront de se detester.

 

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Ritratto di margherita

Dante Bertolini

è stato l'ispettore scolastico dove ho frequentato le scuole elementari e maggiori. Un buon ispettore, sempre gentile, distinto e del quale, pur nella sua funzione di "controllore" non avevamo noi allievi timore. A Locarno-Solduno vi è la piazza esperanto a lui dedicata.