
Nella sua produzione più alta ed acclamata, la cinematografia italiana risente spesso delle ascendenze di autori dai quali sono state prese a prestito storie e spunti narrativi. Un esempio significativo è Divina creatura, diretto nel 1975 da Giuseppe Patroni Griffi e interpretato da attori del calibro di Marcello Mastroianni, Laura Antonelli, Terence Stamp e Michele Placido. È la trasposizione cinematografica del romanzo La divina fanciulla, uno dei successi letterari di Luciano von Ingenheim, scrittore e giornalista che adottò come nom de plume il cognome della madre preferendolo a quello paterno, più impegnativo e aristocratico. Eppure è alle classi sociali elevate che Luciano Zuccoli destina il suo estro creativo, scegliendo fin dai primi romanzi le raffinate ambientazioni della nobiltà e della borghesia lombarda, dove azzimati personaggi si muovono con disinvoltura dannunziana. Ma non disdegna i temi tardo-romantici filtrati da Antonio Fogazzaro e Marco Praga, spostando inoltre il suo interesse alla letteratura per l’infanzia, per la quale ai nostri giorni viene soprattutto ricordato. Una quarantina le opere pubblicate tra il 1893 e il 1927 con prestigiose case editrici: oltre a La divina fanciulla godono della riduzione cinematografica i romanziLa freccia nel fianco, diretto da Alberto Lattuada nel 1945 con la sceneggiatura congiunta di Ennio Flaiano, Cesare Zavattini e Alberto Moravia, e Kiff Tebby del 1927, per la regia di Mario Camerini.

Ma Zuccoli fu anche un valente giornalista: diresse a lungo la «Gazzetta di Venezia», fondò la «Provincia di Modena» e fu assunto dal «Corriere della Sera». La caratteriale attitudine alla disputa e alla controversia vivace, lo indusse a polemizzare dalle colonne della storica testata di Milano sul nome da assegnare alla squadra di calcio rossonera, meglio nota come Milan. Nel giugno 1912 criticò aspramente l’uso troppo facile delle sigle di derivazione straniera, che prevedeva per la formazione sportiva l’intitolazione di Milan Football and Cricket Club. In alternativa proponeva la più casereccia Milano Gioco del calcio e Pallamaglio, accolta solo dieci anni dopo la sua morte, quando la politica autarchica di Mussolini trasformò il Milan Football Club in Associazione Calcio Milano. L’aneddoto, su cui non bisogna fissare troppo l’attenzione quando si tenta di inquadrare con obiettività il temperamento di Luciano Zuccoli, può tuttavia fornire elementi necessari per comprendere le situazioni che fecero dello scrittore-giornalista un abile promoter di se stesso. Il lento evolversi delle vicende narrate e la scelta di pubblicare i romanzi a puntate sui giornali (prima dell’edizione definitiva in volume), si rivelarono vincenti. È il caso del citato La freccia nel fianco, uscito nel 1917 ne «La lettura» e poi in volume con i tipi di Treves di Milano; o di Le cose più grandi di lui del 1922, venduto in trentamila copie e ristampato a lungo dallo stesso Treves; o ancora de La vita elegante. Scrittore affermato, Luciano Zuccoli si spense a Parigi il 26 novembre 1929 all’età di sessantun anni, alternando alle amarezze di una precoce vedovanza le gioie della fama e di un nuovo matrimonio.
Per un fatto del tutto slegato all’evento della scomparsa del suo illustre concittadino, nello stesso 1929 il Comune di Calprino acquisiva la nuova denominazione di Paradiso su disposizione del Consiglio Comunale, propenso già dall’anno precedente a modificarne il nome. Il Comune di Paradiso da allora comprese le vicine frazioni di Calprino, Carzo e Fontana. Si suppone che la nuova intitolazione sia da ascrivere alla presenza in loco della chiesetta di Sant’Eusebio, dove un tempo era possibile ammirare lo straordinario dipinto del Paradiso terrestre. Ma al posto del luogo di culto oggi sorge l’Hotel Eden, costruito nel 1907 su progetto dell’architetto ticinese Paolito Somazzi come dépendance dell’allora Albergo Panorama. Ispirati dal luogo e dal paesaggio circostante, i frequentatori del confortevole albergo (che Somazzi collegò all’ala originaria attraverso una lussuosa galleria) magnificavano l’ambiente sostenendo di trovarsi in Paradiso.
Ma solo nel 1919 diventò Hotel Eden, e non si esclude che le alterne vicende e i numerosi passaggi di proprietà possano aver motivato, dieci anni più tardi, la scelta del nuovo nome assegnato al Comune. Nello stesso anno in cui il Panorama diventava Eden, Luciano Zuccoli pubblicava La divina fanciulla, guadagnandosi il plauso di un vasto pubblico di lettori che gli riconoscevanomodi eleganti e raffinati nella vita come nella scrittura, ma soprattutto nell’analisi psicologica dell’animo femminile. Galanterie a parte, l’attribuzione più qualificata per lo scrittore venne da Renato Serra, che lo definì il capofila della nostra letteratura amena.
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